Giovanni 5,39-47 - Soli Deo gloria (Janique Perrin)

È giunta l’ora di tornare a Cristo. Sono profondamente convinta che la nostra missione evangelica consiste nel cercare a trasmettere alla nostra società e al nostro tempo la complessità della Parola del Signore, una Parola che non si limiti ai sessantasei libri biblici – sarebbe una parola morta – ma che venga trasformata e rivelata da Cristo, parola vivente, Parola incarnata. Se ci fermiamo e se ci accontentiamo di una Parola codificata in un libro chiuso, manchiamo alla nostra vocazione cristiana. Potremmo dire che manchiamo di ospitalità, non solo verso agli altri, ma soprattutto manchiamo di ospitalità verso Cristo stesso. Un momento chiave del discorso di Gesù agli ebrei si trova al versetto 43 quando il maestro dice: “Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete”. Ecco la mancata ospitalità, ecco l’arroganza umana di fronte alla Scrittura. Anche noi a volte pensiamo di tenere la verità in mano mentre Cristo sta bussando e non apriamo la porta. Abbiamo le chiavi e non le usiamo, abbiamo il codice per entrare ma lo ignoriamo apposta. Abbiamo l’opportunità di accogliere un ospite speciale, anzi unico, e preferiamo continuare a vivere indisturbati nelle nostre abitudini. La novità ci turba e si può capire questo. Ma Gesù non è una novità effimera, un effetto della moda, una tendenza che sparirà la prossima stagione. Gesù Cristo è la chiave che ci permette non solo di capire la Scrittura ma anche di scoprire in essa la fonte della liberazione, la vita perdonata e rinnovata da Dio.

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Sermone del 26 giugno 201137.24 KB
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