2 Timoteo 1,1-5 “Cara nonna” (di Janique Perrin)

Il figlio adottivo di Paolo ha ricevuto la testimonianza della fede in Cristo dalla mamma e dalla nonna, non dall’apostolo. La trasmissione della fede è avvenuta innanzitutto in casa, all’interno della famiglia. Le persone più vicine ai bambini hanno raccontato loro le storie dell’Evangelo, i miracoli di Gesù, la nuova vita. Potremmo dire che la fede fa parte dell’educazione. Che cosa è rimasto di questa tradizione nel senso stretto della parola, che cosa è rimasto di questo tramandare la fede di generazione in generazione? È rimasto poco. Lo dicono tutte le chiese cristiane in Europa. Tutte piangono la quasi assenza di giovani nelle comunità. Naturalmente si sono cercate delle risposte e oggi c’è chi risponde dando la colpa all’aumento delle attività sportive o culturali. Non c’è più tempo da dedicare alla chiesa perché si va in piscina, in montagna o al mare. C’è chi risponde dando la colpa alle chiese. Non c’è più nessun interesse per queste bigotterie noiose e rigide. Ci sono anche delle chiese di creazione recente che cercano di attirare i giovani, mettendo l’accento su una musica pseudo rock, e trasformando le loro celebrazioni in happening televisivi. Nessuna di queste spiegazioni mi convince perché il problema non è tanto quello della chiesa ma della fede. E per il protestantesimo il cuore della vita cristiana è proprio la fede, la relazione con Cristo. La chiesa come comunità dei credenti viene dopo, è la realtà che nasce dalla fede in Cristo. E credo sinceramente che, se le giovani generazioni vengono poco in chiesa, non sia perché la chiesa è obsoleta ma perché i giovani non hanno ancora scoperto la fede.

AllegatoDimensione
Sermone del 8 maggio 201140.33 KB
Centro Culturale - Comunità - Biblioteca
copyright Comunità Cristiana Evangelica di Bergamo