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Sermoni del mese: giugno - settembre 2010
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5 settembre 2010
Genesi 28, 10-19 – Fra cielo e terra E qui entra in scena il sogno. Non come frutto dell’inconscio di Giacobbe ma come modalità della presenza di Dio, come rivelazione, come teofania. Dio sceglie il sogno per rivelarsi a Giacobbe, per segnalargli la sua continua presenza. Giacobbe è turbato dal sogno e ha quasi paura quando si sveglia e si accorge della presenza di Dio. Giacobbe aveva completamente dimenticato Dio ed è sconvolto dal sogno. Fuggendo dal suo paese Giacobbe pensava probabilmente di fuggire anche dalla presenza di Dio. Giacobbe sa di aver sbagliato, di aver tradito padre e fratello, Giacobbe sa di essere stato indegno e si vuole nascondere. Giacobbe fugge e dimentica Dio ma Dio lo tiene fermo nella sua mano: Giacobbe sarà l’erede di Israele suo malgrado, a sua insaputa. Il sogno sorprende e spiazza Giacobbe come sorprende e spiazza anche noi. Che cosa sogna Giacobbe? Non solo la voce del Signore che gli promette una discendenza numerosa e il ritorno nel suo paese. Giacobbe sogna anche una scala, una rampa che collega il cielo e la terra e che percorrono su e giù un esercito di angeli! Si potrebbe leggere questa immagine in tanti modi. Il Dio dell’Antico Testamento è un Dio di relazione, un Dio che invita i credenti ad alzare gli occhi verso il cielo. L’amore di Dio si traduce proprio in questa scala movimentata e allegra come se la distanza tra l’essere umano e il cielo non fosse mai incolmabile, come se la missione che Dio ci affida fosse una risposta alla nostra preghiera, come se il Signore sentisse sia la nostra lode, sia i nostri dubbi, sia il nostro silenzio e sapesse sempre ritrovarci, anche quando noi l’abbiamo dimenticato o trascurato. testo completo
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4 luglio 2010
Ester 2, 1-18 – Un’identità segreta Ester non aveva detto nulla né del suo popolo né dei suoi parenti, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne (v. 10). Non si deve sapere che Ester è ebrea, sennò la giovane donna non ha nessuna chance di essere scelta come regina. Ecco il presupposto. La storia non ci dice perché lo zio Mardocheo decide di mandare la nipote al concorso di bellezza, ma invece il testo sottolinea questo elemento: la provenienza e la religione di Ester devono rimanere segrete. L’episodio assomiglia a certe tradizioni musicali ebraiche, come la musica klezmer, che mescolano nostalgia e allegria, tragico e comico, pesantezza e infinita libertà. Lo stesso accade nella storia di Ester. Il punto di partenza è inverosimile: un’ebrea viene scelta come regina dell’impero nemico. Ma lo stratagemma regge per il silenzio che regna intorno all’identità della regina. Qualcosa di fondamentale deve rimanere segreto. Il messaggio è molto attuale. Quante sono le persone nelle nostre società che nascondono una parte importante della loro identità per non compromettere le loro possibilità? A tutti questi clandestini del passato e del presente, la storia di Ester regala un messaggio insolito: il segreto non deve impedire l’azione, l’ombra deve rimanere una possibile strategia in vista del futuro. E soprattutto: l’identità nascosta e l’apparenza di “normalità” permette di scavalcare i pregiudizi. Se Ester avesse rivelato subito le sue origini religiose non avrebbe mai potuto partecipare al concorso di bellezza. Invece Ester è la più bella, è lei che piace al re e viene scelta come regina. Il segreto apre porte e speranze al popolo ebraico.
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